ULDERICA DA POZZO

ULDERICA DA POZZO

OLTRE LE PORTE

Location [ 1 ]: Via Roma 5

SANT SVUALT, LA ‘CJASA DAI MATS’

Le memorie che nascono dai racconti ricevuti nell’infanzia lasciano segni profondissimi. E Ulderica deve essere stata, fin da bambina, un’ascoltatrice di storie di persone, per diventare, da adulta, un’assidua raccoglitrice di informazioni e un’indagatrice instancabile dei costumi e dei sentimenti. Si è così costruita una sua vocazione di tipo antropologico: è di questo che si nutre quella passione per la fotografia che costantemente pratica nelle valli della sua Carnia, andando nelle case abbandonate, nelle pieghe del paesaggio, nelle stanze vuote un tempo vive e abitate, nelle cucine, tra oggetti perduti e rampicanti che coprono muri e finestre, tra vecchi contadini, mucche, latte.
Roberta Valtorta

Ero una bambina che immaginava un luogo da lontano, che lo sentiva evocare nelle parole come uno spauracchio. La Cjasa dai mats. Storie raccontate o immaginate.

Ulderica Da Pozzo, Oltre le porte, Mostre Diffuse Fotografia 2018Ho sempre lavorato sulle stanze abbandonate, sui luoghi che trattengono memorie. Ma quel luogo-non luogo era qualcos’altro: era un insieme di storie e di stanze, di incroci di normalità ammalata, ed era il luogo della malattia mentale, quando questa era ancora qualcosa di misterioso e lontano. I matti stavano in un altro luogo. Stavano a Sant’Osvaldo.

Ho voluto entrare. In quello che rimane. Le porte delle celle erano aperte e io non le ho chiuse, le ho accostate mentre rimanevo sola nella cella.

Ho camminato, guardato le cose appese ai muri, quello che gli altri appendevano per loro, la vita del fuori attraverso le fotografie dei fiori, della città, degli abbracci, degli animali. Ho fotografato cercando la luce delle finestre, cercando i riflessi negli specchi, quegli specchi dove si riflettevano i volti davanti ai lavandini delle celle, davanti ai lavandini comuni. Pareti piene del pieno del colore. E vuote, grigie. Ho attraversato i grandi saloni dove sentivo corpi nel silenzio dell’abban- dono.

Ho incontrato madonne consolanti e scritte deliranti di verità. Ho sentito storie attraverso i muri.

Ho riconosciuto le mie ombre, nei disegni di tanti, la mia paura nelle finestre sbarrate. Mi sono seduta sulle panchine in quella perfetta armonia del passeggio che sentivo nel parco. Da dentro udivo il vento e gli uccelli ed ero a Sant Svualt anch’io. Ho raccontato quello che ho visto, e anche quello che ho creduto di vedere.

BIOGRAFIA

La fotografia di Ulderica Da Pozzo, ‘antropologa naturale’, deriva dall’ascolto prima ancora che dalla pratica dell’osservazione [...]  R.V.

 

Ulderica Da Pozzo ha iniziato a fotografare nel 1976 e nel 1980 è diventata fotografa professionista. Ha ap- profondito lo studio del linguaggio fotografico con Ferdinando Scianna, Gabriele Basilico, Oliviero Toscani, Franco Fontana. Collabora e pubblica su testate di tiratura nazionale. Alterna all’attività professionale la- vori di ricerca sui quali sono state realizzate numerose mostre.

Numerosi sono anche i suoi lavori monografici. Tra i più recenti: Malghe e malgari (2004), Noi giriam per questo contorno (2007), Fra mare e terra (2008), Le voci dell’acqua (2010), Fuochi. Gioventù e rituali in alta Carnia (2010), Luci a Nordest (2011) con Paolo Rumiz, Stanze (2013), Udine. Segni sul vivo (2016).

Alcune sue opere, scelte ad Arles da Claude Lemagny, sono conservate alla Bibliothèque Nationale di Parigi. Nel 2002 ha vinto il Premio FVG Fotografia’ del CRAF e nel 2011 ha partecipato alla Biennale diffusa di Trieste nella sezione ‘Fotografia’ curata da Italo Zanier.

Nel 2013 inaugura a Salars di Ravascletto la Cjasa da Duga, piccolo luogo dedicato alla fotografia. Nel 2014 espone a Villa Manin nella collettiva Il tempo dei fotografi e l’anno successivo partecipa a Milano alla mostra L’immagine dell’Italia attraverso la fotografia curata da Vittorio Sgarbi e Italo Zanier per il padiglione Eataly a Expo 2015.

Tra le altre mostre più recenti si ricordano: la ricerca Stanze, esposta a Roma, con il catalogo curato da Roberta Valtorta (2013); nel 2015, Altre stanze (Polveriera Garzoni, Palmanova, Udine), Tracce di vita contadina (Castello di Artegna, Udine), Riconoscere la bellezza (Galle- ria Tina Modotti, Udine); Biancolatte (‘Cjasa da Duga’, Ravascletto, 2016); nel 2017, la collet- tiva Immagini dal Friuli Venezia Giulia (palazzo Ricchieri, Pordenone), Oltre le porte (Gallerie del Progetto, palazzo Morpurgo, Udine), Geografie dell’anima (palazzo Frisacco, Tolmezzo).