Alessandra Finiti: Fotografando il Tevere Sabino

Alessandra Finiti: Fotografando il Tevere Sabino

E’ così che un giorno di qualche anno fa mi sono imbattuta nel tratto sabino del Tevere[...] Mi piace fotografare i luoghi dove mi è facile tornare per vedere come le stagioni li trasformano...

Ho iniziato a fotografare per documentare la bellezza della mia terra, la Sabina, nel momento in cui ho avvertito il bisogno di conoscerla nelle sue numerose sfaccettature:storiche, artistiche, paesaggistiche, enogastronomiche.

E’ così che un giorno  di qualche anno fa mi sono imbattuta nel tratto sabino del Tevere. Le fotografie che ho messo a disposizione di Mostre Diffuse sono  state scattate nel corso di questi ultimi tre o quattro anni e sono la testimonianza della mia ricerca non solo del ruolo del fiume nello sviluppo della Sabina ma anche di  quell’atmosfera e leggende legate al Tevere che ho letto molte volte nei testi dei classici latini come Virgilio e Orazio.

Non vi è dubbio che, sebbene gli autori citati, non facciano esplicito riferimento proprio al tratto di Tevere che amiamo fotografare, i paesaggi che qui il fiume disegna sembrano plasmarsi perfettamente alle odi latine o, per dirla  diversamente, sembra che alcuni versi siano stati ispirati proprio dalla contemplazione dei paesaggi sabini. Certamente il tratto del Tevere che attraversa la Sabina, con la sua indole selvaggia ma allo stesso tempo rassicurante è in grado di indossare meglio del tratto romano, imbrigliato tra gli alti muraglioni e soffocato dai rumori della città, le vesti del dio Tiberino in alcuni passi dell’Eneide del poeta latino Virgilio. Per il suo scorrere prossimo alla città eterna poi, sembra calzargli a pennello la definizione di “Fiume sacro ai destini di Roma” che si legge su una targa alla sua foce.

Insomma, per dirla in breve, se si vuole fare un viaggio nel tempo il Tevere Sabino è il luogo appropriato. Quando le nebbie autunnali lo avvolgono e la luce del sole comincia a filtrare scintillando nelle sue acque come non pensare al passo dell’Eneide dove il dio Tevere, apparso in sogno ad Enea, dice di se stesso: "Io sono quello che vedi radere le sponde con pieno corso e solcare fertili pianure,l´azzurro Tevere, tra i fiumi il più gradito al cielo.....Così disse il fiume,poi si nascose nel gorgo profondo e s'inabissò."

E che sia proprio il nostro Tevere il fiume di cui parla Orazio nelle sua celebre Ode a Taliarco nella quale il poeta disegna in versi un paesaggio invernale con il Soratte che si erge “candido di neve” ed i fiumi “fermi per il gelo acuto”?

 Voglio subito precisare che il Tevere Sabino mi ha sorpreso e affascinato.
L’esistenza del Tevere in Sabina è un dato di fatto ma sicuramente è meno noto il suo corso ,il suo serpeggiare tra i campi con ampie anse dominate da colline su cui sorgono borghi di antichissima origine,la ricca vegetazione e gli esseri viventi che lo popolano.

Una delle mie prime fotografie sul Tevere la scattai in una freddissima giornata di dicembre, ricordo che era nevicato sulle montagne intorno,l’acqua era ferma e rifletteva i paesi di Stimigliano e del molto più lontano Poggio Mirteto.

Altre fotografie sono state scattate durante un viaggio sul Tevere a bordo di un gommone durante una gita organizzata da un amico. Partimmo da Poggio Mirteto ed arrivammo a Ponzano. Fu un’esperienza indimenticabile che mi rivelò la straordinaria bellezza di questo fiume. Giunti sotto Ponzano all’apparire in controluce del borgo arroccato sulla collina e poi del Soratte, rimasi estasiata. Durante la navigazione quando vedevo qualche visuale che mi colpiva chiedevo ai miei accompagnatori in quale punto ci trovassimo rispetto alla terraferma. Speravo di ottenere sufficienti punti di riferimento affinchè potessi poi tornare,via terra, nel tratto che mi aveva colpito ma ciò si è successivamente rivelato non sempre possibile.

Il Tevere, infatti, è complicato. Le sponde sono ricoperte di vegetazione molto fitta e le zone accessibili a piedi sono spesso impantanate, se non si hanno scarpe adeguate si deve rinunciare. Ma ci sono anche punti di accesso più comodi come i pontili realizzati negli ultimi anni su entrambe le sponde.
Trovarli è stato avventuroso in quanto non c’era, e tuttora è assente, una segnaletica che li indichi. Ogni pontile permette di fotografare qualcosa di diverso: da quello di Gavignano si possono ammirare i borghi di Forano e Filacciano;quello di Stimigliano ci offre una bella visuale sull’antica Abbazia di S.Andrea in Flumine. A Poggio Mirteto lo sguardo corre verso i Monti Sabini ma prima impatta con il tratto scoperto dell’Acquedotto del Peschiera.

Un’immagine del Tevere che mi piace molto è quella che si osserva da Ponzano Romano. E’ la zona del così detto “fiasco” dove il Tevere forma un’ansia molto ampia e crea una strozzatura simile al collo di una bottiglia molto panciuta,il fiasco appunto. Osservando questa zona dall’alto sono riuscita ad individuare il sentiero terrestre che mi avrebbe condotto proprio nel punto della strozzatura. Ci arrivai in una caldissima giornata invernale, le acque di un blu intenso e pulite mi invitavano quasi a tuffarmi,il silenzio era avvolgente,la pace totale.Bellissimo è anche il panorama da Nazzano sia guardando verso la Sabina che verso Roma.

Ma la prospettiva che mi è rimasta nel cuore è da un’altura nella zona di Forano:il fiume avanza verso chi osserva seguendo un corso lineare, ai lati i colori variegati dei campi,alle spalle la maestosa mole del Soratte.

Un altro momento fotografico indimenticabile l’ho vissuto a marzo di due anni fa. Mi ero recata al pontile di Stimigliano perché volevo fotografare i piumini dei pioppi che avevano letteralmente ammantato di bianco le acque del fiume ma il forte vento di quel giorno mi regalò un’altra immagine suggestiva: i piumini agitati dal vento invadevano il mio campo visivo, sullo sfondo dell’Abbazia di S.Andrea in Flumine, sembrava davvero di trovarsi sotto una fitta nevicata. Scattai molte fotografie ma non essendo soddisfatta del risultato,tornai altre volte con l’intento di scattare foto migliori ma invano.

I pioppi avevano ormai perso quasi tutti i loro piumini e quel vento turbinoso della prima volta non c’era più. Questa esperienza mi ha ulteriormente confermato che è un errore il voler tornare nello stesso luogo per scattare la stessa fotografia: la foto non sarà mail la stessa, sarà forse migliore ma il più delle volte sarà peggiore o almeno così ci sembrerà. Forse dipende dalle aspettative tradite (pensavamo di trovare la stessa luce, gli stessi colori, la stessa atmosfera e così non è stato),oppure il nostro stato emotivo di quel momento non riesce ad armonizzarsi con quanto ci circonda oppure, come amo dire, “c’è un tempo per ogni posa”!

Mi piace fotografare i luoghi dove mi è facile tornare per vedere come le stagioni li trasformano ed utilizzo, almeno fino ad ora, i social per mostrare le mie fotografie. Sono dell’opinione che la bellezza vada condivisa. Come disse  Jon Milton “La bellezza è la moneta della natura, non bisogna accumularla ma farla circolare”  .

Le fotografie sono state realizzate con i diversi apparecchi che si sono succeduti nella crescita della mia passione per la fotografia: compatta della FuJI , Fuji S8200, Reflex Nikon D200