TU6 CORRISPONDENZE SULLA LAMIERA DI FRANCO MARTELLI ROSSI

Il fotografo Franco Martelli Rossi, definisce la serie di AUTOritratti "l'ultima stanza di una autofficina"

Li propone nella mostra TU6 Corrispondenze sulla lamiera, che avrà luogo nel nuovo spazio espositivo di Palazzo Manin, MAKE, in via Manin, 6A a Udine (www.makepalazzomanin.it/), dal 21 ottobre al 13 novembre 2016 Si tratta, in realtà, di una serie di ritratti multipli, stampati in grande formato, realizzati all'interno delle autovetture a 6 fotografi: Riccardo Toffoletti, Stefano Tubaro, Alberto Di Giusto, Paolo Sacco, Sandro Antoniolli e Guido Cecere. Con questo lavoro l'autore intende arricchire un percorso di intima scrittura sviluppato sul mondo delle macchine, iniziato nel 1983 con LONG VEHICLE il cui libro, curato da Lanfranco Colombo, celebre direttore della Galleria "Il Diaframma" di Milano, è stato pubblicato nelle Edizioni Campanotto nel 1991.

L'inaugurazione si terrà venerdì 21 ottobre, alle ore 18,30, con interventi di Guido Cecere e Paolo Sacco. La mostra sarà visitabile fino al 13 novembre con apertura da mercoledì a sabato dalle 16,30 alle 19,30. La domenica dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 16,30 alle 19,30.

TU6 CORRISPONDENZE SULLA LAMIERA Mostre Diffuse FotografiaL'autore, racconta il suo progetto:
Può sembrare un'ossessione. E forse lo è. Comunque sia, il mondo delle macchine mi ha sempre attratto. Panteista, inguaribile innamorato dei misteri della natura, con lo sguardo commosso proteso verso ogni delicata forma di vita, ho abbracciato spudoratamente la contraddizione e spesso ho scelto le asettiche e riflettenti epidermidi verniciate come un foglio su cui scrivere e raccontare vitali emozioni, sentimenti e intimità esistenziale.

Ho iniziato con il brillante LONG VEHICLE, poi sono passato al codice della STRADA, per giungere alle logorate MACCHINE. Un percorso che, con giovanile presunzione, ho battezzato TRILOGIA DELLE MACCHINE. Un percorso con il quale ho cercato di esprimere, rispettivamente: meraviglia, analisi e declino. Ma, anche: la golosa curiosità giovanile, l'indagine sulle regole di un mondo preconfezionato, l'abbandono e la sofferenza dell'invecchiamento. In definitiva, quasi un'analisi della vita, dalla nascita alla morte. Ma la scrittura sulla lamiera non è finita qui. Dopo la Trilogia, ho sentito il bisogno di raccontare ancora.

Ho riflettuto sul fatto che le automobili ospitano moltissimi momenti del nostro vivere. E allora, perché non analizzare quel rapporto di dentro e fuori in cui il sottile confine è proprio la lamiera? Con AUTOPHOTO ho voluto indagare sullo sguardo ostacolato che abbiamo quando ci troviamo all'interno di un abitacolo, contenitore protettivo di viaggi non solo fisici ma anche mentali. AUTOritratti, è l'ultima stanza di una autofficina. Nasce nel 2000, dall'idea di affrontare una complessità di aspetti e rappresentare il tutto con espressione semplice e lineare.

La scelta del titolo, oltre a testimoniare continuità con la precedente ricerca, vuole esprimere un'ambiguità insita nel progetto: l'autoritratto è, in genere la visione di se stessi e, il più delle volte, la celebrazione visiva della propria fisionomia. Ma, i volti di persone ritratte dentro le automobili, perché non possiamo chiamarli AUTOritratti? Tanto più se queste persone, che mi piace definire padri/fratelli, hanno avuto una grande importanza sul mio fotografare e sul mio vivere, diventando, con il loro passaggio, parte di me stesso.

I loro volti sono impressi nel mio sguardo e nella mia mente, esprimono dei compagni vitali che sono passati su di me e che mi hanno modificato: osservando i loro lineamenti, dialogo con me stesso e mi racconto. E poi, sono tutti fotografi. Fotografi che guardano attraverso il vetro, o al finestrino aperto, oppure nel riflesso della carrozzeria, cercando di osservare oltre i limiti che l'automobile impone. Con loro c'è corrispondenza. E tutti sono miei complici in un amore condiviso: la fotografia.

In ogni immagine le facce si ripetono esprimendo così i tratti multiformi della personalità umana. Ma il gioco visivo della ripetizione negli spazi circoscritti dell'automobile vuole essere anche un omaggio alla storia della fotografia e, in particolare modo, a due autori ai quali mi sono ispirato cercando di sovrapporre le loro esperienze. Attorno alla metà dell'ottocento, Oscar Gustave Rejlander realizzò una grande opera allegorica "Le due strade della vita", utilizzando il metodo della stampa composita su carta albuminata e anticipando, di circa un secolo e mezzo, tecniche e concetti dell'attuale Photoshop. Nel 1948 , Irving Penn invece, racconta: "… cominciai a fotografare in un ristretto spazio angolare formato da due pannelli e con il pavimento ricoperto da un tappeto sdrucito. Ne risultò una serie di immagini molto intense.
La limitazione dello spazio sembrava stranamente rassicurare le persone, addolcendole. Le pareti erano una superficie su cui appoggiarsi o su cui fare pressione. Per me c'erano possibilità d'inquadrature interessanti. Limitando i movimenti del soggetto ero facilitato in parte dal problema di afferrarlo."

Ma AUTOritratti, è anche un crocevia di tante voci. Una stanza dove mi piace vivere. Dove posso osservare, pensare e illudermi. E, nella luce di questa illusione, sperare di trovare una nuova porta. Da spalancare con la mano lurida di profumato grasso meccanico. Per scoprire un nuovo spazio da tracciare con il mio occhio. Chissà...